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Questione di smalto


Un’idea rivoluzionaria, un successo planetario. È la collezione di smalti Smith & Cult, incredibilmente fashion, qualità top.

Uno smalto vale l’altro? Ovviamente no! Ma come scegliere? Ognuno di noi ha i suoi criteri e i suoi gusti: c’è chi cerca l’articolo con caratteristiche specifiche, ad esempio l’assenza di composti tossici. E chi si fa portare dall’estetica. Ci sono poi prodotti che soddisfano più di un’esigenza. È il caso della linea Smith & Cult. Una serie completa di smalti, 30 tonalità di base e stilistiche che comprendono anche la collezione glitter, completata da una base e un top coat per la rifinitura finale. Tutti di altissima qualità e “5-free”, ovvero senza toluene, formaldeide, canfora, dibutyl phthalate (DBP), ftalato di butile, composti normalmente utilizzati per le loro caratteristiche (solventi per migliorare l’applicabilità dello smalto, resine sintetiche protettive per evitare l’erosione ecc.) ma che possono causare problemi di salute anche gravi, da semplici irritazioni fino a danni al feto. La linea Smith & Cult è stata creata da Dineh Mohajer, iraniana di origini ma trapiantata in America: nel 1995 lancia Hard Candy, una linea rivoluzionaria di smalti dai colori unici, introducendo per la prima volta dei glitter al loro interno. È tale il successo a livello mondiale che, nel 1999, il gruppo LVMH – leader planetario nel settore luxury – decide di acquisirlo. In continua evoluzione, Dineh decide di dare vita a un secondo progetto: una linea dal packaging inimitabile, dove ogni smalto è un pezzo unico, con una gamma colori ispirata ai suoi ricordi e alle sue emozioni. Dai colori di base, alle tonalità più stilistiche, inclusa la gamma glitter. Perfetti sia per essere indossati ogni giorno, che per la nail art. “Smith & Cult rappresenta la dualità che tutti noi sperimentiamo nella nostra vita e le nostre individuali espressioni di bellezza, che riflettono chi siamo stati, chi siamo e chi aspiriamo a diventare – si legge sul sito -. Ogni ombra è ispirata da e rappresentativa delle esperienze raccolte nelle pagine di diario della nostra bellezza-dipendente eroina, che vede il suo mondo attraverso una lente colorata”. Stefania Marra

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