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I grandi ritorni della moda: le scarpe a punta


Il panorama della moda 2019 colpisce per un fatto: è ricco, multiforme, colorato come da tempo non vedevamo. Non esiste un trend vincente: i colori e le forme esplodono come fuochi d’artificio, i materiali usati vanno dalle fibre più preziose – seta, raso, damaschi a telaio – alle più severe e country - lana, canapa, twed, – agli avveniristici pvc e fibre sintetiche di tutti i tipi, esibiti con orgoglio da astronauta e allure unisex.

Anche per le scarpe il principio è lo stesso, si può mischiare di tutto: dagli stivaletti bullonati di Tod’s alle polacchine con le suole a carro armato, dalle sneakers glitterate di Hogan a quelle futuristiche di Prada. Ci sono rasoterra simil-ballerine, a zeppa alta e piatta, a zeppa alta sagomata e con tacco, arricchite di tessuti e colori impensabili, come il rosa confetto, l’argento, l’oro o – tout court – il lattice rosso di Stella Mc Cartney. Questo significa che gireremo perennemente in tute varie da ginnastica? Neanche per sogno: niente di più incantevole, la sera, di un camicione di seta grezza multicolore, abbinato a calze coprenti e a sneakers glitterate, rigorosamente in tinta con la nuance dominante del tessuto, che so, rosso porpora. E che dire di un rigoroso classico smoking nero, con i revers in raso, abbinato alle folli sneakers rosa-confetto di Prada ( con borsa in tono)?

Epperò, lasciatemelo dire, niente ci ha deliziato come il ritorno delle scarpe a punta: quelle affusolate, che accompagnano la linea del piede allungandosi in punta e allargandosi sul finire della pianta, maliziosamente denudanone gli angoli e la base delle dita. O forse no, sono lì lì per farlo, ma poi lasciano la suggestione appena accennata alla libertà del vostro immaginario….


Insieme a tanto sport da sera, sono tornate queste irresistibili seduttrici, le dècolletés nere, di vernice o di camoscio, oppure ricoperte della stessa stoffa dell’abito. Max Mara ne ha sparato in seconda pagina di copertina una decina di paia in giallo éclatante, ai piedi di altrettante eteree fanciulle di gamba lunga e di giallo vestite. L’insieme ti fa spalancare la bocca in urlo di gioia, e capisci che la vita è bella se irrompe in un colore così sgargiante, irriverente e solare, che ride di sé e di te e ti strappa a qualunque forma di depressione o malinconia (tra l’altro il giallo pare sia il colore dell’anno….).

Le prime vere scarpe a punta dell’era moderna compaiono nel tardo dopoguerra, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta. Perché la loro storia è molto più antica: infatti a partire dal 1100 dC fino al 1400, in Europa la calzatura più utilizzata era la poulaine che si distingueva proprio per la punta lunghissima.

Dopo l’impazzare delle zeppe in sughero e legno degli anni ’40, la scarpa ritrova la sua grazia leggera, prima molto bon ton , affusolata ma senza eccessi di volumi e proporzioni. Poi, col diffondersi del rock, dei jukebox, delle gonne strette o a ruota intera e dei pantaloni attillati a metà polpaccio, la punta diventa protagonista e comincia a protendersi ben oltre le dita dei piedi in forme decisamente eccentriche. Si accompagna di solito a un tacco alto – cm 8/10 – ma il vero fenomeno, la vera novità è l’esplodere delle kitten heels , le scarpe con la punta protesa e il tacco medio- basso, rese celebri da Audrey Hepburn in “Sabrina” e in “ Colazione da Tiffany”. Molto chic e sexy, caratterizzavano l’andatura nel modo sensuale e disinvolto delle ballerine (le coeve décolletés rasoterra), cui quel piccolo tacco a spillo, piazzato a metà tallone, aggiungeva un tocco di inimitabile regalità.

Dopo la prima metà dei Sessanta, la moda volta pagina: dall’Inghilterra arrivano Mary Quant e le minigonne, i Beatles e il twist, e le scarpe riducono velocemente tacchi e punte, pur restando prevalentemente décolletés. Nei Settanta reimpazzano le zeppe, a coprire i jeans a zampa di elefante e ad aggiungere alle donne fino a cm 20 in più di altezza. Ma per le scarpe a punta non è finita qui: verso la fine degli anni Ottanta e per tutti i Novanta, eccole rispuntare, prepotenti ed esagerate, tacco a spillo o kitten heels, insieme a rigorose scarpe da uomo, cappotti oversize , golfini minimal. Con l’affacciarsi del XXI secolo non accennano a scomparire: ogni tanto, come per un rimorso di coscienza, si affacciano scarpe dalla punta larga, a becco d’oca o a punta tonda, si fanno una o due stagioni e poi via… si torna alla punta. Tanto che nel 2008 Carrie Show, la modaiola più modaiola di “Sex and city”, si sposerà, nel film dedicato ,con un paio di scarpe azzurro elettrico di Manolo Blahnik, tacco a spillissimo e punta ricca e infinita…… E le star più acclamate fanno a gara per accaparrarsi le scarpe a punta, tacco 12, di Christian Loubutin : dove la vera protagonista è la irriverente e magnifica suola rosso fiamma..


Di Ornite

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