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La vita di un naso profumiere | Intervista ad Enrico Buccella #5


Continuiamo oggi con la rubrica dedicata ai profumi che ormai portiamo avanti da qualche settimana con Enrico Buccella (vedi qui gli altri articoli), naso profumiere che ci sta svelando tutti i segreti sui profumi e la loro creazione.

Oggi entriamo più nel profondo di questo discorso, analizzando anche le sensazioni e la vita di un maestro profumiere:

- Caro Enrico, come ben sai i tempi cambiano e anche i gusti delle persone; come sei riuscito a rinnovarti e a non restare sempre legato ad un particolare tipo di aromi?

- Carissimi Stefano ed Angelo, andando avanti con l’intervista, avrete sicuramente capito quanto siano stati importanti, per me, lo studio e la ricerca.

Per ricerca non intendo soltanto quella che ti porta a scoprire nuove sostanze, anche perché, al giorno d’oggi, c’è ormai ben poco da scoprire.

In questo senso a me è capitato negli ultimi anni di scoprire un nuovo tipo di incenso, sempre della famiglia della Boswellia, l’Omumbiri (Commiphora Wildii).

Stavo lavorando ad una fragranza da omaggiare ad una notissima personalità (di cui ovviamente non farò il nome), nata in Sud Africa, terra nella quale, a dire il vero, non nascono fiori o piante così intriganti dal punto di vista dell’olfatto.

Mi sono ricordato che, nella vicina Namibia, esiste un popolo che, dopo secoli di nomadismo, ha stabilito nel deserto del Namib la propria sede. Si tratta degli Himba.

Hanno un reddito annuo pro capite di 85 dollari, vivono di quel poco che il deserto può dare loro allevando qualche mucca che bruca all’ombra di  piante alte un paio di metri e larghe fino a 8 mt. Si tratta di Boswellia sacra , sottofamiglia Commiphora Wildii e, per tredici volte l’anno permettono loro di raccogliere queste lacrime di resina prodotta dalla corteccia . Appunto l’Omumbiri. Un incenso molto particolare che sa di arancio e mirra. Le donne Himba ne tengono per loro una piccola quantità che ammorbidiscono col burro che producono mungendo gli armenti e poi mescolano con la terra rossa del deserto. Ne fanno una pomata con la quale ricoprono il proprio corpo diventando delle statue bronzee viventi ed emananti un profumo molto particolare.

Quanto sopra mi ha dato l’ispirazione ed ho creato la fragranza.

Credo di essere l’unico a lavorare ed usare questo incenso in profumeria.

Come dicevo prima, la ricerca è anche lavorare a nuove metodologie nell’applicazione delle formule. Ho già accennato degli studi effettuati per incrementare la persistenza.

Oltre a tutto questo c’è da dire che il mondo del profumo è infinito. Le sostanze aromatiche sintetiche ti permettono di creare profumi che in natura non esistono, le essenze naturali associate insieme donano armonia ed un’eleganza vellutata altrimenti irraggiungibile.

Direi che è praticamente impossibile restare legati ad un archetipo aromatico.

Voglio peccare un attimo di immodestia e me ne scuso, ma c’è da dire anche che sono un creatore piuttosto prolifico e, soprattutto, molto fantasioso. Posso spaziare nelle varie famiglie olfattive senza portarmi mai appresso quelle che una volta venivano definite basi.

Vi spiego: quando si racconta dei profumieri dell’ultimo secolo (vale a dire di quelli che hanno avuto a disposizione chimica e natura e che hanno fatto la storia), parlando delle loro composizioni si dice che:

“l’accordo vaniglina bergamotto era la base di tutte le sue creazioni” oppure

“si faceva produrre una speciale diantina , che usava in tutte le sue formule, per dare un magnifico effetto garofano”

Ecco io non mi faccio produrre nulla e non c’è alcun accordo ripetuto da una fragranza all’altra. Questo mi permette di rinnovarmi  continuamente. I tempi  ed i gusti cambiano ed io sono qui ad accettare la sfida.

Nella sua lunga carriera ha creato fragranze di tutti i tipi; tra questi ne ha una in particolare che porta nel cuore?

- Questi sono i miei numeri:

65 fragranze a listino nei miei 4 brand20 fragranze per una decina di brand diversiOltre 400 formule già create e sperimentate.

Ogni formula diversa dall’altra, ogni formula frutto di studio e di lavoro in laboratorio.

Con ognuna di queste c’è un legame affettivo.

Però, delle prime commercializzate addirittura conservo i contenitori delle sostanze componenti.

Di queste la prima, ATHUNIS, quella che ha spalancato le porte del mondo della nicchia, casualmente, quella che mi ha proiettato nella profumeria artistica facendomi entrare dalla porta principale.

Una formula semplice, costituita da pochi elementi, ma ognuno di questi elaborato con amore e passione per trarne il messaggio che volevo trasmettere.

ATHUNIS per il popolo Etrusco era il Dio della guerra.

Io volevo rappresentare una battaglia che si svolgeva 4000 anni fa tra navi costruite da tronchi di cedro del Libano, che andavano a fuoco e si spegnevano con l’acqua del mare.

Un effetto incredibile raggiunto con l’invecchiamento in botte di rovere del vetyver di Java (assai più potente di quello di Haiti).

È il numero uno in tutti i sensi, lo porto nel cuore.

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