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Il diario di Priscilla


Ragazze mie, che pacchia questa Grecia! Sbarcate a Samos alle h 23 dopo 15 (dico 15!) ore di viaggio da Atene e lunghe soste nei porti delle isole dell’Egeo – bellissimo, capiamoci, ma una fatica quel sottofondo di chiacchiericcio a mitraglia di greci di tutte le età, cui s’intrecciano pianti di lattanti straniti, cinguettii di canarini in gabbietta e miagolii di gatti avvolti in sporte di paglia ! – morte di sonno e di stanchezza, alla ricerca di un letto qualunque, ci fiondiamo di corsa in un taxi sgangherato. Al taxista, che parlucchia un inglese stenterello, tale e quale il nostro, chiediamo di condurci a Ireon, il villaggio della nonna di Caterina. L’isola è grande e abbiamo attraversato prima una montagna, poi un delizioso porticciolo tutto lucine tremolanti nell’acqua e yacht, poi una deliziosa stradina lungo la costa, immersa nei profumi della salsedine, della liquerizia, del timo e dell’origano, dei gelsomini, della notte mediterranea, insomma. Finalmente il taxi si ferma in un villaggio di pescatori raso costa, a ripa di mare, che non può attraversare causa strettezza della via sterrata che divide le due file di casette monopiano che lo compongono. Chiediamo al taxista timorose - attraversamento notturno di un’isola - quanto vuole e lui fa “tre euro”, sempre in quell’inglese stenterello, Per timore di non aver capito bene, gli rifacciamo la domanda ma lui, beato, ci conferma “tre euro”. Ci affrettiamo a pagare per timore che cambi idea o capisca di essersi sbagliato, e ci gettiamo in strada con i nostri zaini. Lui fa manovra e se ne va e noi restiamo sole, nella notte deserta, fra il concerto dei grilli e il rumore leggero delle onde, sotto la luce della luna e il solito cielo mozzafiato per quanto è carico di stelle! E ora dove la troviamo la nonna?

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