• Blogarzone

Diabolik, l'umano non umano immortale



Sono tanti i personaggi che, per i motivi più diversi, sono “passati alla storia”: grandi cantanti, attori, politici, scienziati, medici, studiosi e via dicendo hanno lasciato un segno evidente e tangibile attraverso il loro lavoro che nessuno potrà mai dimenticare. Esistono, però, altri tipi di personaggi “senza tempo”, quasi sempre astratti, che non solo hanno fatto la storia, ma la continuano a scrivere. O meglio, a disegnare.

È questo il caso di Diabolik, protagonista immaginario dell'omonimo fumetto che in poco tempo divenne un vero e proprio fenomeno di costume studiato dai maggiori esperti di comunicazione.

Diabolik ha decretato la nascita del genere nero anche per i fumetti, ma soprattutto nasconde nelle sue origini un'ombra di mistero che non ha mai visto luce: parlo in particolare di tutto ciò che è stato fantasticato intorno ad Angelo Zarcone, il primissimo disegnatore di Diabolik che sparì dopo la pubblicazione del primo numero senza lasciare tracce. Quando nasce Diabolik?

Il famoso fumetto sulle avventure di Diabolik nacque nel 1962 dalla fantasia di Angela e Luciana Giussani, due sorelle imprenditrici che probabilmente non avevano tenuto conto dell'enorme successo che le avrebbe inondate; Diabolik, infatti, è ancora oggi uno dei fumetti più letti in Italia, facendolo così entrare di diritto nell'elenco dei personaggi italiani considerati iconici. Ma, come abbiamo accennato sopra, questa saga ha avuto un inizio molto discusso; tutti sanno che il primo numero di Diabolik è stato realizzato da Angelo Zarcone, disegnatore sparito nel nulla subito dopo aver consegnato le tavole del primo numero dal titolo “Il re del terrore”. Nel 1982, in occasione dei 20 anni dalla nascita di Diabolik, le sorelle Giussani hanno assoldato il famoso investigatore Tom Ponzi per ritrovare Zarcone, ma niente da fare; non solo non è stato trovato nonostante lo sforzo, ma sembra essersi proprio dissolto nel nulla.

"Diabolik sono io": il docu-film in scena a Roma


Proprio a Marzo è stato presentato il docu-film “Diabolik sono io”, scritto da Mario Gomboli assieme a Giancarlo Soldi, un evento speciale di 3 giorni (11/12 e 13 Marzo) che ha raccontato agli spettatori l'intuizione delle imprenditrici Giussani mostrando rari materiali d'archivio e ripercorrendo la “vita” di Diabolik, a partire proprio dal suo primo disegnatore misteriosamente scomparso; in questo il regista ha cercato di ricostruire un ritratto ad oggi mai visto dell'eroe del fumetto, avvalendosi ovviamente dell'aiuto di chi ha vissuto in prima persona la storia di Diabolik: da Milo Manara a Giuseppe Palumbo fino ad arrivare ai registi Manetti bros., in tantissimi hanno dato il proprio contributo per far sì che quest'opera avesse l'importanza che meritava l'argomento.

Per l'occasione non potevo non chiedere un commento a Stefano Bongarzone che, proprio in questi giorni, ha deciso di ricreare nelle vetrine del suo concept store una rappresentazione di “Diabolika”, ispirata appunto al fumetto Diabolik. Ma come mai questa scelta?

“Ho voluto rappresentare Diabolika, un' immagine di coppia incarnata da un Diabolik che rappresenta un uomo che può avere tutto e che merita tutto. E da una donna come Eva Kant, perfetta, staturaria, sensuale ed estremamente bionda. Mi sono sempre chiesto: come mai sono sempre rimasti insieme in maniera così indissolubile?

La risposta è che un uomo come Diabolik non può non avere nulla di Eva Kant, ed Eva Kant non può non avere qualcosa di Diabolik. Così sono state rappresentate le figure che incarnano il concetto di bellezza/potenza e immortalità”.


Lunga vita, quindi, a Diabolik e alla sua Eva Kant, due figure storiche italiane che, anche se non potremo mai vivere di persona, grazie ad un semplice fumetto abbiamo imparato a conoscere. E ad amare. Di Angelo Antonio Cicero e Stefano Bongarzone

21 visualizzazioni
  • Grey Instagram Icon
  • bongarzone facebook
  • Twitter Stefano Bongarzone
  • youtube stefano bongarzone

© 2023 by Blogarzone. Proudly created with B•Creative