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Capodanno: il pomo della discordia


Ogni fine anno che si rispetti, vuole che si tirino le somme.

Un po’ come quando a fine serata, dopo che a casa hai speso ore per fare un ingresso in disco degno di Amanda Lear, non hai tirato su neanche un drink gratis e, per non rimetterci neanche la tara - visto che non hai portato a casa il netto - speri ancora nel lordo, anzi nel lardo, ovvero che il tipo o la tipa che è rimasto in disparte per tutta la sera, nascosto nella penombra, l’abbia fatto soltanto per scrupolo sugli abbinamenti azzardati e non perché il suo indice di massa grassa schizza alle stelle come le quotazioni della Apple al rilascio di

un nuovo I-Phone.

Cosa lasciamo nel 2016 e cosa portiamo nel 2017?

Visto che se ne è parlato tanto, portiamo nel nuovo anno il trono gay? Nì.

Lo portiamo se Maria De Lourdes decide al prossimo giro di mettere sullo scranno non la fotocopia omosessuale dei corteggiatori etero (tutti rigorosamente phonati, coi denti finti, i risvoltini e le docce solari) ma qualcuno un po’ più alla mano, magari pure bruttino, tiè, che ce ne sono di gay brutti eh! Ce ne sono eccome, solo che per la vergogna di non beccare niente si spacciano etero e gli etero li additano come gay. Nel 2017 voglio ancora Mentana su Facebook che blasta gli idioti e Michela Murgia che vendica gli alberi sacrificati per stampare i libri di Fabio Volo. Lascio volentieri nel 2016 tutto il torrone del referendum costituzionale, che ha scombinato le carte in tavola chiudendo con esito incerto tutte le partite che si stavano giocando allo stesso tavolo.

Nella tomba dell’anno che si chiude sigilliamo, vi prego, i risvoltini che evidenziano la caviglia nuda anche in inverno, gli spacchi ascellari che lasciano intravedere mutande post-it e disastri della ceretta, le tute oversize che non stanno bene a nessuno e le frange, che hanno fatto capolino e, per fortuna, si sono immediatamente ritirate, come capezzoli col freddo.

Avrei voluto portare nel 2017 molte delle leggende che invece hanno terminato la loro staffetta nei mesi passati. Anna Marchesini è stata il mito comico della mia vita, una donna dal talento straordinario, madre della comicità al femminile made in Italy degli ultimi trent’anni, nessuna come lei. E poi George Michael, lo consideravo già dei nostri e invece mi tocca di aggiornare questo articolo a ridosso della pubblicazione. Un altro grande della musica se n’è andato, a Natale. Qui non c’è molto spazio per le battute, c’è solo da ringraziare per tutte le belle canzoni che ci ha lasciato e l’insegnamento prezioso di scegliere bene i posti dove appartarsi per fare sesso senza farsi beccare.

Be’, è pur sempre il Pomo della Discordia, contraddirmi è il minimo. Spererei di lasciare nel 2016 gli stronzi, ma quelli, si sa, galleggiano oltre ogni barriera e si nascondono perché tu li pesti quando meno te lo aspetti. E allora il Pomo della Discordia vi augura di individuarli subito, calciarli nelle terga e rispedirli nel passato, zona grigia dal quale spesso provengono e

guardare avanti, verso 365 nuovi giorni di radiose opportunità. Di Fabio Cicolani

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