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ALTAROMA 2019: LA MUTAZIONE DELLA MODA

di Mariella Valdiserri Cento gli stilisti e circa quattrocento i giovani sul palcoscenico di Altaroma per le sfilate luglio 2019 al PratiBus District, un tempo deposito Vittoria dell’Atac. Un global village multiculturale, con attenzione particolare agli aspiranti stilisti, all’ethical fashion e alla tendenza verso una digitalizzazione accelerata.

Tra Milano, capitale della moda italiana nel mondo e Firenze, numero uno della moda maschile, Roma si inserisce con un ruolo particolare. Non a caso Silvia Venturini Fendi, presidente di Altaroma, afferma che oggi Roma è “la culla del nuovo. Noi siamo incubatori, scopriamo i giovani e i nuovi talenti e li prepariamo ad affrontare le sfide più importanti”.

Una kermesse di aspiranti stilisti da tutto il mondo con la partecipazione di nuovi Atelier, Istituti e Accademie. Fa da cornice un pubblico variegato, arrivato ad una intensità di contaminazioni vestimentarie che non si era mai vista prima. Forse nel Settecento.

In passerella, confini sempre più sfumati tra Moda e Costume. Si va dal bon ton dei couturier stranieri e degli Atelier alle fusion più inaspettate, fino ai tessuti tecnologici creati letteralmente da stilisti visionari d’avanguardia. In primis James Dimech, l’architetto con la passione della moda. La sua Wearable Art ci riporta a Gian Franco Ferré, e la sua tenace ricerca tra arte e moda da indossare ricorda il concetto di “in-between” di Rei Kawakubo. Il grado di prossimità tra due limiti: Arte e Moda, ma anche Arte e artigianato, il bianco e il nero. Con James rivivono gli antichi splendori del genius del made in Italy in una nuova estetica che trascende il concetto di abito, per raccontare il gioco dei contrasti in modo contemporaneo. Con materia e materiali, tessuti antichi di pregio e tecnologia riesce con ingegno e immaginazione a creare tessuti nuovi di un futuro contemporaneo.


Non poche le collezioni ispirate alla tradizione responsabile e innovativa che sa trasformare lo scarto di tessuti in nuova bellezza. Come la collezione “Memorabilia”, il “Guardaroba della memoria” dell’Accademia Koefia. Emblematico l’outfit del giovane stilista Emanuele Filiberto Comin.

Vincitore del Premio “WHO IS ON NEXT 2019", concorso che scopre i nuovi talenti, è Federico Cina per la raffinatezza dei capi proposti che possono essere indossati indifferentemente da uomini e da donne.

Non è mancata la presenza di Sabrina Persechino con “be_design”. Il fascino delle geometrie per vestire una donna, sofisticata, dall’eleganza innata. La seta è sovrana nelle mise. Importanti le acconciature anni cinquanta con i famosi “cerchietti” che modellano il volto, mettendo in risalto gli occhi.

Serate dense di contrasti. Spaziano dalla Digital Night che spinge la moda verso la digitalizzazione più accelerata, come abiti che cambiano colore, nervature elettroniche, scarpe o borse con caricabatterie, cappucci per monitorare il battito cardiaco. Per arrivare all’allegria sfrenata e contagiosa della Colombia e del Messico con il progetto M.I.A. - Moda Incontro Aperto - presentato dalla modella Ino Mantilla e Maurizio Passeri a Palazzo Brancaccio. Particolarmente curate le acconciature con turbanti e orecchini in tinta o cerchietti trasformati in regali diademi.

Spicca l’assenza di Renato Balestra e di altre Case storiche italiane.

Accanto alla digital couture, l’Urban Bon Genre dell’International Couture.

La domanda sorge spontanea: Altaroma è ancora sinonimo di Alta moda?

La risposta è no, ma dell’alto artigianato connesso ai valori della tradizione italiana, si.


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