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ALLE DONNE PIACE SOFFRIRE?


Questa estate ho letto il libro “Alle donne piace soffrire?” di Betty Argenziano che

ho trovato davvero interessante e con tanti spunti di riflessione che oggi voglio

condividere con voi.


Si apre con questa frase: “Dobbiamo liberare metà della razza umana, le donne, così

loro possono aiutare a liberare l’altra metà”.


Purtroppo molto spesso non ci accorgiamo nemmeno di non essere libere.

Certo che “libere” è una parolona, ma qui stiamo parlando della libertà ad essere

come si è.


Già, perchè se non ci depiliamo fino al midollo non siamo guardabili; se ci spunta un

capello bianco abbiamo ormai un piede nella fossa (anche se ora le “sbiancate”

vanno di moda); se sul nostro viso si intravede una ruga o mezza occhiaia, non

possiamo uscire di casa; se non abbiamo il tacco 12 non siamo donne, e potremmo

continuare così per un po’.


Infatti, l’autrice descrive in modo chiaro ed efficace tutti i modi attraverso i quali noi

tutte cerchiamo di rendere il nostro corpo accettabile “agli altri”, desiderabile

secondo schemi di pensiero che ci hanno inventate come donne.


Pagina dopo pagina l'autrice ci mostra le donne del presente, del passato, quelle

vicine e quelle lontane e mostra il loro rapporto con la società che spesso esige

bellezza in cambio di sofferenza.


Nella società occidentale, in effetti, ogni giorno, perpetuiamo un modo di essere

femminile che non ha nulla di naturale.


Parla di noi donne e di come siamo state e siamo ancora in molti modi assoggettate

dalla società patriarcale ad un ideale di perfezione estetica. Una specie di schiavitù

di cui il più delle volte nemmeno ci rendiamo conto tanto fa parte di noi sin da

bambine.


Attenzione, però, che questo libro non deve essere considerato - a mio parere - un

libro “femminista” dato che auspica una reale collaborazione tra i sessi dove uomini

e donne possano convivere in armonia e alla pari rispettandosi a vicenda.


Sicuramente la risposta non la si può dare facilmente, talmente è complessa la

cultura che ci invischia dentro queste reti, ma farsi la domanda è fondamentale, è

l’inizio da cui partire, la base sulla quale appoggiare una nuova consapevolezza

dell’essere donna.


Sono sempre più convinta che il cambiamento debba partire da noi, che dobbiamo

svegliarci e prendere consapevolezza di noi e della nostra vera natura, al di là del

concetto di "femminilità" artefatta che ci è stato imposto.

Il giorno che riusciremo a non vederci più in base allo sguardo maschile saremo

finalmente libere.


Dobbiamo semplicemente prenderne consapevolezza ed aspirare finalmente ad una

società più equa e collaborativa.

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